Biodiversità

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Per noi la produzione di vino non è l’unica cosa che conta. Produrre vino e, allo stesso tempo, tutelare la biodiversità sono i valori che vogliamo portare avanti ogni giorno nella coltivazione delle nostre vigne.

In cosa consiste tutto questo? Alcune delle pratiche che adottiamo sono le seguenti.

1) Sovescio con sementi non ibride

Seminiamo (in quantità limitata) sovescio utilizzando esclusivamente sementi non ibride, provenienti da varietà del bacino del Mediterraneo. La semina avviene seguendo il metodo Fukuoka, attraverso le cosiddette “palline di argilla”. Questa tecnica ci permette di seminare senza lavorare o incidere il terreno: sarà il seme stesso, quando troverà le condizioni favorevoli, a sviluppare autonomamente le proprie radici.

La scelta di utilizzare varietà non ibride non è casuale. Essendo fertili e non sterili, queste piante producono semi vitali che, negli anni successivi, possono diffondersi naturalmente all’interno dell’ecosistema vigneto, contribuendo ad aumentarne la biodiversità.

2) Gestione dell’erba spontanea

Non tagliamo l’erba, così da permettere alle specie spontanee presenti nei nostri vigneti di completare il proprio ciclo vegetativo e andare a seme. Tra queste troviamo, ad esempio, Daucus Carota, Veccia Villosa e Veccia Sativa.

Questo permette di preservare e incrementare la biodiversità vegetale, evitando che alcune specie vengano progressivamente sostituite o scompaiano. Ed in più è il modo migliore per attirare più impollinatori possibili.

3) Tutela degli impollinatori

Questa gestione del vigneto ci permette di mantenere elevato il numero di impollinatori e di altri insetti utili presenti nell’ecosistema.

Dallo studio “StustWine”, promosso dall’Università degli Studi di Torino, è emerso come gli insetti che si spostano continuamente tra i boschi circostanti e le piante presenti in vigneto contribuiscano anche al trasporto di precursori aromatici. Api, farfalle, bombi, calabroni e molti altri insetti entrano quotidianamente in contatto con una grande varietà di essenze vegetali e trasportano questo patrimonio aromatico da un ambiente all’altro. Un esempio curioso è quello del calabrone, che può conservare sulle proprie zampe, anche per lunghi periodi di 10/12 mesi, le sostanze aromatiche con cui entra in contatto.

4) Agroforestazione e aumento della biodiversità

Stiamo iniziando ad applicare anche alcuni concetti di agroforestazione. Abbiamo introdotto alberi da frutto, come peschi, meli, peri e susini, oltre a piante aromatiche come rosmarino e timo. Oltre a rappresentare un possibile veicolo di precursori aromatici, queste piante creano nuove nicchie ecologiche, aumentano la biodiversità e forniscono punti di ombra che contribuiscono a mitigare le temperature del vigneto.

Allo stesso modo riteniamo fondamentale mantenere delle zone filtro nelle aree limitrofe ai vigneti, anche se questo significa rinunciare a circa il 20% della superficie che potrebbe essere coltivata a vite. Queste aree contribuiscono a mantenere temperature più basse, ospitano insetti e predatori naturali, favoriscono l’insediamento degli uccelli e rendono il vigneto un ecosistema più equilibrato, evitando che diventi una semplice monocoltura.

A tutto questo stiamo affiancando anche la sperimentazione della presenza di galline in vigneto.

5) Favorire gli antagonisti naturali

Un’altra pratica che stiamo sviluppando è la costruzione di nidi artificiali per favorire il ripopolamento di specie antagoniste dei principali parassiti. Un esempio è l’upupa, predatore naturale della Popillia japonica. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere un equilibrio ecologico nel quale la natura stessa possa contribuire al controllo dei fitofagi (nel caso specifico della Popillia è molto difficile, ma noi ci proviamo).

In generale cerchiamo di non vedere la vigna come un semplice terreno coltivato a monocoltura, ma come un ecosistema complesso da proteggere, salvaguardare e, dove necessario, arricchire.

Purtroppo, negli ultimi anni, principalmente a causa del cambiamento climatico, portare avanti queste pratiche è diventato sempre più difficile. Grandinate sempre più frequenti, primavere molto piovose, estati estremamente calde e annate profondamente diverse l’una dall’altra rendono ogni stagione una nuova sfida.

A tutto questo si è aggiunta la diffusione della Popillia Japonica. Abbiamo avuto la sfortuna di trovarci in una delle aree maggiormente colpite da questo insetto, originario del Giappone e oggi presente solamente in Nord America e qui in Nord Piemonte.

Oggi la viticoltura biologica è messa duramente alla prova.

Nonostante questo, non abbiamo intenzione di rinunciare ai nostri principi.

La raccolta manuale degli insetti, che stiamo effettuando ogni notte, quando è più semplice intercettarli, è una soluzione praticabile solo quando gli attacchi rimangono circoscritti. Per questo motivo abbiamo deciso di installare reti anti-insetto all’interno dei filari.

Avremmo preferito investire queste risorse in botti di legno nuove o in altri miglioramenti della cantina. Abbiamo invece scelto di destinarle alla difesa del vigneto, perché il nostro obiettivo è continuare a coltivare in biologico e mantenere una certificazione che possediamo dal 2014.

Siamo consapevoli che perseguire questi principi richieda oggi più lavoro, più tempo e maggiori investimenti. Cercare un equilibrio ecosistemico è certamente più complesso che seguire altre strade.

Tuttavia siamo convinti che questa sia l’unica direzione possibile. Non soltanto per produrre vini biologici e con residui di prodotti chimici uguali a zero, ma anche perché crediamo che un’agricoltura capace di rispettare e ricostruire gli equilibri della natura sia l’unica che potrà continuare a esistere negli anni a venire.

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