La Norezza 2023

Tempo di lettura: 2 min.

Vendemmia: dal 18 al 22 Ottobre 2023.

10/15% dell’uva ha subito macerazione (2 mesi) + 5%/10% di uva botritizzata.

Uve provenienti da vigneto certificato Erbaluce di Caluso DOCG.

Coltivazioni biologiche.

IG: @olivieropastoris

Solforosa totale: meno di 26 mg/L

Uva con un inizio di botrite

Dopo un’annata come la 2022, segnata da un caldo eccezionale e da un’assenza quasi totale di piogge durante l’intero ciclo vegetativo della vite (appena 2-300 mm di acqua tra marzo e ottobre), mai ci saremmo aspettati di dover affrontare un’annata così piovosa e complessa come la 2023, soprattutto per la forte pressione esercitata dalla peronospora.

La sfida principale di questa stagione è stata la gestione delle malattie funginee e il raggiungimento del giusto livello di maturazione dell’uva. Ma andiamo con ordine.

L’inizio di stagione è stato piuttosto secco, in linea con l’anno precedente. Questo ci faceva temere un’altra annata estremamente calda, il che ci preoccupava molto, soprattutto perché non sapevamo se le viti avrebbero resistito per il secondo anno consecutivo a una piovosità stagionale di appena 400 mm. Abbiamo quindi impostato la potatura di conseguenza, scegliendo di lasciare un numero più contenuto di gemme per evitare di sovraccaricare la pianta e stressarla ulteriormente.

Con l’avanzare della stagione, ci siamo trovati a fronteggiare la consueta battaglia contro la Noctua, un piccolo bruco notturno che si nutre principalmente dei germogli della vite. Come ogni anno, nel mese di marzo siamo usciti ogni sera per raccoglierlo manualmente. La scarsa pioggia ha rallentato la crescita delle gemme, prolungando questo lavoro più del solito.

Noctua che mangia le gemme e quindi i futuri grappoli

Poi, ad aprile, tutto è cambiato. Le piogge sono arrivate abbondanti e hanno continuato a cadere per tutto maggio. Da un lato, questa quantità d’acqua è stata una salvezza per le piante e per i suoli; dall’altro, probabilmente a causa dell’indebolimento dovuto dalla stagione precedente, ha reso la gestione agronomica delle malattie estremamente difficile. Essendo certificati biologici, lavoriamo solo con prodotti di copertura che, spesso, venivano applicati nel pomeriggio per poi essere lavati via da improvvisi e intensi rovesci serali, senza nemmeno il tempo di asciugarsi e agire. Questa situazione è andata avanti fino a giugno.

Fortunatamente, tra la metà e la fine di giugno il meteo si è stabilizzato. Il danno, però, era ormai fatto: per la prima volta abbiamo visto la peronospora colpire non solo le foglie, ma anche i grappoli. Il ritorno della stabilità climatica a metà estate è stata cruciale per salvare la produzione.

Futuro grappolo d’uva attaccato dalle spore bianche di peronospora

A luglio e soprattutto ad agosto, come ormai accade da qualche anno, è arrivata un’ondata di caldo intenso. Nel giro di poche settimane siamo passati da abbondanti piogge e temperature miti a un caldo continentale soffocante. Le piante si sono bloccate. La stagione era già in ritardo e, a settembre, quando le temperature minime sono scese, le viti hanno ripreso a lavorare, ma l’uva faticava a maturare.

Tanto lavoro per salvare la parete vegetativa ed i grappoli dalle malattie funginee

E così siamo arrivati al momento della vendemmia. Quando raccogliere? Dopo quasi 1000 mm di pioggia stagionale e con grandi difficoltà nel mantenere le uve sane, gli acini non erano ancora maturi nemmeno a fine settembre. Poi, improvvisamente, è arrivata una nuova ondata di caldo: da fine settembre a metà ottobre le temperature minime sono tornate a salire, favorendo sì una migliore maturazione, ma mettendo allo stesso tempo in difficoltà i grappoli stessi, che a questa fase dell’anno faticano a gestire temperature diurne di 20-23°C. A inizio ottobre siamo quindi dovuti intervenire manualmente per ripulire ogni grappolo dagli acini marci.

Alla vendemmia, però, siamo arrivati con uve pulite, seppur con qualche traccia di botrite. Abbiamo iniziato il 18 ottobre e terminato il 22, selezionando con cura ogni grappolo. Abbiamo scelto di mantenere la botrite, che, grazie alla buccia spessa di questo vitigno, ha aggiunto un tocco di personalità in più al vino.

In cantina il lavoro è sempre ridotto al minimo. Circa l’80% delle uve è stato pressato direttamente, mentre un 10-15% ha affrontato una macerazione di circa due mesi. Un ulteriore 5%/10% è stato raccolto molto tardivamente, con un livello elevato di botrite. Dopo la fermentazione della massa principale, conclusa intorno a dicembre 2023, queste tre componenti sono state assemblate e hanno riposato per circa un anno in cemento.

L’imbottigliamento è avvenuto a dicembre 2024, per gravità e seguendo le fasi lunari. Il vino non è filtrato.

Volo Libero 2020

Tempo di lettura 2 min.

Uve ottenute da una vigna certificata Erbaluce di Caluso DOCG.

Vigne situate a Viverone (BI).

Epoca di vendemmia: 8 Settembre 2020.

Coltivazioni biologiche.

IG: @olivieropastoris

Solforosa totale: meno di 25 mg/L.

Questo vino nasce da un lungo percorso iniziato molti anni fa. 

Nel 2014 abbiamo ottenuto la certificazione biologica per i nostri terreni, spinti dalla necessità di adottare pratiche agricole meno impattanti, dopo anni di lotta integrata. Pur riconoscendo che rame e zolfo non sono del tutto innocui, oggi il mercato offre alternative più sostenibili, come il limocide, il tannino di legno e l’equiseto, che possono affiancare o talvolta sostituire questi prodotti.

Negli ultimi 5-6 anni abbiamo deciso di compiere un ulteriore passo avanti, concentrandoci maggiormente sulla salute del suolo, un elemento essenziale per l’agricoltura, spesso trascurato. Solo di recente, complici stagioni difficili come quella del 2022, si è iniziato a dare maggiore importanza a questo aspetto, anche in risposta ai forti stress biologici.

Nel 2017, abbiamo avviato una nuova vigna, da cui proviene questo spumante. Tra i filari abbiamo piantato alberi da frutto, ulivi e piante aromatiche, e lasciato spazio a galline. L’obiettivo è ridurre l’intensività agricola, promuovere la biodiversità e limitare lo sfruttamento del suolo, cercando di ricreare l’interazione naturale tra le specie, come avviene in natura.

Un altro elemento fondamentale è che da oltre vent’anni non utilizziamo mezzi meccanici in questa vigna. I trattamenti vengono eseguiti manualmente con un atomizzatore a spalla, mentre il suolo viene smosso dalle galline che, razzolando, lo arricchiscono di nutrienti in modo delicato. Questo metodo presenta vari vantaggi, come il mantenimento di un terreno non compattato, che assorbe meglio le piogge e permette agli organismi come i lombrichi di lavorare anche negli strati superficiali, facilitando la formazione di humus.

La presenza di alberi da frutto e altre piante in vigna offre un ulteriore beneficio legato ai precursori aromatici. Nel 2022 siamo stati contattati dall’Università di Torino per partecipare a uno studio viticolo. Lo scopo della ricerca era comprendere come gli animali, spostandosi tra le piante dei boschi circostanti, trasferissero precursori aromatici di ciliegio, acacia e castagno nelle vigne. Questo studio ci ha entusiasmato, poiché abbiamo sempre creduto che la complessità aromatica dei vini del Piemonte settentrionale derivasse non solo dai terroir straordinari, ma anche da fattori legati alla biodiversità.

Quando abbiamo ideato questa vigna nel 2017, non eravamo ancora a conoscenza di studi sui precursori aromatici o sul suolo. Ci siamo ispirati principalmente all’osservazione di fenomeni come la compattazione del suolo causata dai trattori e alla curiosità di riprendere le pratiche dei vecchi viticoltori, che lasciavano piante come rosmarino, fichi e ciliegi tra i filari per mantenere la biodiversità. A noi piace pensare che lo facessero per questo motivo.

Passiamo ora al vino.

Allevamento: guyot.

Maturazione dell’uva il più completa possibile, con potenziale di circa 11/11,50 gradi. Vendemmia l’8 settembre 2020, con pigiatura diretta. Affinamento in acciaio fino a luglio 2021.

Tirage ad agosto 2021.

Remuage: due volte l’anno.

Residuo zuccherino: 0,15 g/L.

Sboccatura con lo stesso vino, senza dosaggio di zuccheri (Pas Dosé), e con aggiunta di solforosa solo al momento della sboccatura, avvenuta a gennaio 2024, con una quantità di circa 25 g/L.

Massimo Pastoris

L’Erbaluce, essendo un vino naturalmente acido, è stato vendemmiato maturo per ottenere un equilibrio tra acidità e complessità aromatica.

Il vino non è filtrato.

Sboccatura: Gennaio 2024.

Nebbiolo La Cucca 2021

Tempo di lettura 2 min.

Vitigno: Nebbiolo.

Vigna: La Cucca, Roppolo (BI), Piemonte.

Epoca di Vendemmia: 15-16 Ottobre.

Coltivazioni Biologiche

IG: @olivieropastoris

Solforosa totale: meno di 21 mg/L.

L’annata 2021 si è rivelata una stagione a metà strada tra una vendemmia tradizionale e una più contemporanea.

L’inizio dell’anno è stato segnato da un inverno più rigido rispetto agli anni recenti, in particolare se confrontato con il 2020 e il 2018. Questo ha comportato un avvio più lento e graduale del ciclo vegetativo delle viti. A questo, si è aggiunto un fenomeno purtroppo sempre più frequente: le gelate primaverili. Nei giorni vicini alla Pasqua, abbiamo registrato un freddo intenso che ha portato le temperature notturne, nella zona di Viverone/Roppolo, sotto lo zero. Fortunatamente, i danni sono stati contenuti grazie al ritardo nel ciclo vegetativo delle piante.

Superato questo ostacolo, ci siamo ritrovati tra la primavera e l’estate, con la vegetazione delle viti che ha iniziato a svilupparsi in modo più vigoroso. A differenza del 2020, il mese di maggio è stato meno piovoso, un vantaggio per noi viticoltori biologici, poiché ha ridotto il numero di trattamenti necessari e ha limitato le prime infezioni di peronospora, che, se non controllata tempestivamente, può provocare danni significativi.


Quando tutto sembrava procedere per il meglio, il 24 giugno una violenta grandinata ha colpito la zona. Dopo l’esperienza del 2019, quando abbiamo subito un danno del 97%, abbiamo deciso di proteggerci installando reti anti-grandine. Si tratta di un investimento importante per una piccola azienda come la nostra, ma essenziale per garantire continuità produttiva. Nonostante le reti, le piante hanno comunque subito uno stress significativo, motivo per cui abbiamo deciso di intervenire con un trattamento massiccio a base di zeolite, una farina di roccia che utilizziamo ormai da anni. La zeolite ha la capacità di assorbire l’umidità e cicatrizzare le ferite delle foglie, contribuendo a limitare i danni.

L’estate del 2021 è stata calda, come ormai accade frequentemente a causa del riscaldamento globale, ma caratterizzata da precipitazioni abbondanti. A luglio sono caduti quasi 200 mm di pioggia, e un abbassamento delle temperature ha reso le giornate meno afose, prima di un nuovo rialzo ad agosto. Settembre è stato stabile e fresco, condizioni ideali per una maturazione ottimale del nostro Nebbiolo La Cucca. A differenza delle annate degli anni ’80 e ’90, in cui settembre era spesso piovoso e impediva una corretta maturazione delle uve, quest’anno il mese si è rivelato cruciale per la qualità del raccolto.

La vendemmia 2021 è avvenuta tra il 15 e il 16 Ottobre.

Vendemmiare tardi ci ha permesso di ottenere la migliore maturazione fenolica e un perfetto equilibrio tra acidità e alcol, oltre a sfruttare le prime criomacerazioni naturali dovute ai significativi abbassamenti di temperatura notturni.


Dal punto di vista della qualità, siamo riusciti a raccogliere uve mature e sane, nonostante la lotta costante contro l’oidio durata tutta la stagione. Questo è stato fondamentale per ridurre al minimo gli interventi in fase di fermentazione e vinificazione.

In cantina, come di consueto, il processo è stato semplice: diraspatura, macerazione (3 mesi), affinamento in vasche di cemento e poi 1 anno in tonneaux usati. Per questa annata, abbiamo sperimentato una macerazione più prolungata, cercando di spingerci oltre e osservare fino a dove fosse possibile arrivare con le lunghe macerazioni. Dopo circa tre anni di affinamento, il vino è stato imbottigliato per gravità, senza essere filtrato, e ora riposa in bottiglia.

Imbottigliamento: Agosto 2024.

Uvaggio

Tempo di lettura: 2 min.

Epoca di Vendemmia: dal 12 e 15 Ottobre.

Coltivazioni biologiche.

IG: @olivieropastoris

Solforosa totale: meno di 20 mg/L.


Questo vino nasce dalla mia personale riscoperta dei vini ottenuti da un uvaggio di più vitigni, una pratica tradizionale del Nord Piemonte. Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di degustare eccellenti vini prodotti tra Brusnengo e Boca che, diversamente da quanto accade nelle Langhe, non si basavano su un monovitigno, come il Nebbiolo, ma su un blend di più uve, come Croatina, Vespolina, Uva Rara, Nebbiolo e altre.

Purtroppo, questa antica tradizione sta lentamente scomparendo anche nel Nord Piemonte, sostituita dalla tendenza sempre più diffusa di puntare su etichette monovitigno, prevalentemente a base di Nebbiolo. Sicuramente è importante seguire le richieste del mercato per garantire la sostenibilità di un’azienda, ma spesso questo comporta anche un sacrificio delle tradizioni e della varietà che rendono unico un territorio.

Il Nord Piemonte vanta una lunga storia vinicola e, tra le sue peculiarità, va ricordato l’antico metodo di allevamento della vite a maggiorina. Questa tecnica permette alla pianta di svilupparsi in modo simile a un albero, una forma più naturale che si adatta perfettamente a un ambiente non intensivo.

Assaggiando questi vini, inizialmente non li comprendevo appieno, ma col tempo ho scoperto quanto equilibrio, eleganza e piacevolezza possano offrire. Da quel momento ho iniziato a documentarmi e a confrontarmi con amici e colleghi che già producevano vini di questo tipo. Ho capito che l’uvaggio, oltre a essere una tradizione secolare, è un valore aggiunto, non un limite.

Nel Nord Piemonte ci sono terreni estremi, spesso con un pH intorno a 4,5. Queste condizioni difficili per la vite permettono però di produrre vini di grande complessità ed eleganza. Ad esempio, l’inclusione della Croatina in un vino dona corpo e sostanza in annate fredde, dove il titolo alcolometrico dei rossi fatica a superare i 12 gradi.

Dopo aver acquisito molte conoscenze sulla storia del mio territorio, ho deciso di cimentarmi anch’io nella produzione di un vino che rispecchiasse queste tradizioni. A Viverone, dove vinifico, a circa 20-30 km da dove crescono le vigne di maggiorina, ho la fortuna di lavorare su un terreno morenico sciolto, con un pH meno severo (circa 5-5,5). Alcune di queste piante, erano già presenti nelle vigne storiche di famiglia, mentre altre sono state piantate da mio padre tra il 2000 e il 2002.

Nel 2022, un’annata particolarmente calda e poco piovosa, ho deciso di sperimentare la produzione di un vino da uvaggio. Ho vinificato due vasche, una con le viti più giovani (circa 20 anni) e una con quelle più vecchie (circa 40 anni).

Le mie vigne sono tutte coltivate a guyot.

Se stai leggendo questo testo, significa che stai bevendo il vino ottenuto dalle vigne più giovani.


La vendemmia delle uve presenti in quantità maggiore di questo uvaggio è avvenuta il 12 ottobre. Abbiamo vinificato con un 30% di grappolo intero, mentre il resto delle uve è stato diraspato. La macerazione sulle bucce è durata tre mesi, seguita da svinatura e affinamento in cemento.


Per quanto riguarda invece la vendemmia proveniente dalle uve presenti in minor quantità di questo uvaggio, è stata effettuata il 15 ottobre. In questo caso, le uve sono state diraspate e la svinatura è avvenuta dopo circa due settimane, con successivo affinamento in botti di legno usate.

La fase di fermentazione

L’assemblaggio è stato realizzato a Gennaio 2023, e il vino è stato imbottigliato a Gennaio 2024 per gravità.

I nostri terreni, di tipo morenico sciolto, sono ricchi di quarzo e minerali. L’obiettivo era ottenere un vino che rappresentasse il territorio nel modo più autentico possibile, mantenendo al contempo una struttura semplice e bevibile. Abbiamo evitato un invecchiamento eccessivo e l’uso prolungato del legno per lasciare che il cemento esprimesse il terroir in modo “puro”.

Questo vino non è filtrato, per permettere la sua naturale evoluzione in bottiglia.

Imbottigliamento: Gennaio 2024.