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Epoca di Vendemmia: dal 12 e 15 Ottobre.
Coltivazioni biologiche.
Solforosa totale: meno di 20 mg/L.

Questo vino nasce dalla mia personale riscoperta dei vini ottenuti da un uvaggio di più vitigni, una pratica tradizionale del Nord Piemonte. Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di degustare eccellenti vini prodotti tra Brusnengo e Boca che, diversamente da quanto accade nelle Langhe, non si basavano su un monovitigno, come il Nebbiolo, ma su un blend di più uve, come Croatina, Vespolina, Uva Rara, Nebbiolo e altre.
Purtroppo, questa antica tradizione sta lentamente scomparendo anche nel Nord Piemonte, sostituita dalla tendenza sempre più diffusa di puntare su etichette monovitigno, prevalentemente a base di Nebbiolo. Sicuramente è importante seguire le richieste del mercato per garantire la sostenibilità di un’azienda, ma spesso questo comporta anche un sacrificio delle tradizioni e della varietà che rendono unico un territorio.




Il Nord Piemonte vanta una lunga storia vinicola e, tra le sue peculiarità, va ricordato l’antico metodo di allevamento della vite a maggiorina. Questa tecnica permette alla pianta di svilupparsi in modo simile a un albero, una forma più naturale che si adatta perfettamente a un ambiente non intensivo.


Assaggiando questi vini, inizialmente non li comprendevo appieno, ma col tempo ho scoperto quanto equilibrio, eleganza e piacevolezza possano offrire. Da quel momento ho iniziato a documentarmi e a confrontarmi con amici e colleghi che già producevano vini di questo tipo. Ho capito che l’uvaggio, oltre a essere una tradizione secolare, è un valore aggiunto, non un limite.
Nel Nord Piemonte ci sono terreni estremi, spesso con un pH intorno a 4,5. Queste condizioni difficili per la vite permettono però di produrre vini di grande complessità ed eleganza. Ad esempio, l’inclusione della Croatina in un vino dona corpo e sostanza in annate fredde, dove il titolo alcolometrico dei rossi fatica a superare i 12 gradi.
Dopo aver acquisito molte conoscenze sulla storia del mio territorio, ho deciso di cimentarmi anch’io nella produzione di un vino che rispecchiasse queste tradizioni. A Viverone, dove vinifico, a circa 20-30 km da dove crescono le vigne di maggiorina, ho la fortuna di lavorare su un terreno morenico sciolto, con un pH meno severo (circa 5-5,5). Alcune di queste piante, erano già presenti nelle vigne storiche di famiglia, mentre altre sono state piantate da mio padre tra il 2000 e il 2002.
Nel 2022, un’annata particolarmente calda e poco piovosa, ho deciso di sperimentare la produzione di un vino da uvaggio. Ho vinificato due vasche, una con le viti più giovani (circa 20 anni) e una con quelle più vecchie (circa 40 anni).
Le mie vigne sono tutte coltivate a guyot.
Se stai leggendo questo testo, significa che stai bevendo il vino ottenuto dalle vigne più giovani.
La vendemmia delle uve presenti in quantità maggiore di questo uvaggio è avvenuta il 12 ottobre. Abbiamo vinificato con un 30% di grappolo intero, mentre il resto delle uve è stato diraspato. La macerazione sulle bucce è durata tre mesi, seguita da svinatura e affinamento in cemento.


Per quanto riguarda invece la vendemmia proveniente dalle uve presenti in minor quantità di questo uvaggio, è stata effettuata il 15 ottobre. In questo caso, le uve sono state diraspate e la svinatura è avvenuta dopo circa due settimane, con successivo affinamento in botti di legno usate.
L’assemblaggio è stato realizzato a Gennaio 2023, e il vino è stato imbottigliato a Gennaio 2024 per gravità.
I nostri terreni, di tipo morenico sciolto, sono ricchi di quarzo e minerali. L’obiettivo era ottenere un vino che rappresentasse il territorio nel modo più autentico possibile, mantenendo al contempo una struttura semplice e bevibile. Abbiamo evitato un invecchiamento eccessivo e l’uso prolungato del legno per lasciare che il cemento esprimesse il terroir in modo “puro”.




Questo vino non è filtrato, per permettere la sua naturale evoluzione in bottiglia.
Imbottigliamento: Gennaio 2024.